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Le domande più frequenti sull’efficienza in stalla

Risposte concrete da chi lavora ogni giorno con i dati

Negli ultimi mesi abbiamo parlato molto di efficienza, dati e controllo di processo. Ma quando questi temi entrano davvero nella quotidianità di una stalla, le domande sono sempre le stesse. In questo articolo raccogliamo le più frequenti e rispondiamo in modo diretto, con l’esperienza di tecnici e aziende che questi strumenti li utilizzano ogni giorno.

1. Perché oggi si parla così tanto di efficienza in stalla?

Oggi l’efficienza non è una moda, ma una necessità. L’alimentazione rappresenta fino al 60% dei costi di produzione del latte e lavoriamo in un sistema biologico instabile, dove piccoli cambiamenti possono avere effetti importanti su produzione e redditività. In questo contesto, il margine tra una situazione ottimale e una problematica è molto sottile. Parlare di efficienza significa creare le condizioni per mantenere questo equilibrio nel tempo, intervenendo prima che le criticità diventino evidenti.


(Risponde: Cristian Rota)

2. Misurare tutto non rischia di diventare troppo complicato?

È una delle obiezioni più comuni, ma nasce da un equivoco. Non serve misurare tutto. Servono pochi dati, ma chiari, affidabili e raccolti in modo costante. L’errore più grande è accumulare informazioni senza riuscire a interpretarle. L’analisi dei dati deve aiutare a capire cosa sta succedendo in azienda, non a complicare la gestione. La semplicità è un valore, non un limite.
(Risponde: Cristian Rota)

3. Quali sono davvero i dati che contano nella gestione alimentare?

Nel comparto alimentare ci sono alcuni parametri chiave che fanno davvero la differenza. L’ingestione di sostanza secca, la percentuale di rifiutato, il numero di giorni in cui la mangiatoia risulta vuota e lo scostamento tra razione teorica ed effettiva. Sono dati semplici, ma estremamente sensibili, perché permettono di capire subito se la gestione sta deviando dall’ottimale e di intervenire in modo tempestivo.
(Risponde: Cristian Rota)

4. Se ho già un nutrizionista, perché dovrei usare anche un software?

Il software non sostituisce il nutrizionista, lo sostiene. Senza dati affidabili, anche il miglior consulente lavora su stime o percezioni. Uno strumento come DTM consente di condividere dati oggettivi, aggiornati e confrontabili nel tempo. Questo rende il confronto più efficace e permette di valutare se le strategie nutrizionali funzionano davvero nella pratica quotidiana.
(Risponde: Cristian Rota; Direzione azienda agricola Barbiselle)

5. Chi usa davvero questi dati in azienda?

I dati non sono solo per la direzione. In Barbiselle vengono utilizzati a più livelli: dalla direzione per le scelte strategiche, dall’amministrazione per il controllo dei costi, dal nutrizionista per valutare l’efficacia delle razioni e dagli operatori per lavorare in modo più preciso. Il valore nasce quando tutti guardano gli stessi numeri e parlano la stessa lingua.
(Risponde: Direzione azienda agricola Barbiselle)

6. Inserire e gestire i dati non richiede troppo tempo?

In passato sì, oggi no. Prima lavoravamo con file Excel manuali, controlli incrociati e molto tempo speso nella ricostruzione dei dati. Con DTM, gran parte delle informazioni viene inserita quotidianamente in modo strutturato e i report sono automatici. Questo riduce il tempo operativo e aumenta enormemente la qualità delle informazioni disponibili. A fine mese o a fine anno i dati sono già pronti.
(Risponde: Direzione azienda agricola Barbiselle)

7. Che impatto ha tutto questo sul lavoro degli operatori in stalla?

L’impatto è molto positivo. Quando gli operatori lavorano con obiettivi chiari e dati verificabili, aumenta la consapevolezza e diminuiscono gli errori. Sapere che la razione deve essere eseguita in un certo modo, e che lo scostamento viene misurato, responsabilizza le persone e migliora l’organizzazione del lavoro. Anche il clima aziendale ne beneficia.
(Risponde: Adriana Busi, azienda agricola “I Tigli”)

8. Dal punto di vista economico, ne vale davvero la pena?

Sì, perché l’efficienza alimentare ha un impatto diretto sul margine. Parliamo di riduzione degli sprechi, miglior utilizzo degli alimenti e maggiore stabilità produttiva. Anche una piccola inefficienza, ripetuta ogni giorno, può diventare un costo molto rilevante su base annua. Al contrario, migliorare l’ingestione e ridurre le perdite significa aumentare quel latte marginale che ha il massimo rendimento economico.
(Risponde: Cristian Rota; Direzione azienda agricola Barbiselle)

9. Da dove si comincia, concretamente?

Si comincia definendo obiettivi chiari. Poi si scelgono pochi parametri da monitorare con costanza e si costruisce un’abitudine all’analisi dei dati. Quando qualcosa non funziona, si interviene con formazione, correzione delle procedure e riallineamento del team. È un processo continuo, ma è anche il modo più efficace per governare la complessità della stalla moderna.
(Risponde: Cristian Rota)

Questo Q&A sostituisce il confronto che normalmente avverrebbe in un webinar. Le domande sono reali, le risposte arrivano da chi lavora ogni giorno in stalla, in ufficio e sul campo.

L’efficienza non è una formula magica, ma il risultato di metodo, controllo e dati condivisi.

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